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Loceri, 15 e 16 luglio 2008. Giuseppe De Filippis
LOCERI
I
Nella provincia nuova dell’Ogliastra,
c’è un paesello sardo che si incastra.
Alle pendici del Monte Tarè, è ubicato,
verso il mare è tutto rivoltato.
II
LOCERI è il paese che vi sto illustrando
e che il suo nome antico sta cercando.
Se questo nome è riferito a ”Luce” ,
“Paese Splendente” si traduce.
III
Quello splendore è dato dai suoi massi,
usati per le case fatte a sassi.
Oggi, attraversando le stradine,
ne puoi vedere alcune di carine.
IV
Con i nuraghi sparsi sopra i monti
e il rigoglioso verde dei suoi fronti,
formano un quadretto congegnato,
intorno a tutto quanto il caseggiato.
V
Il Santuario qui edificato,
ci ricorda un sasso del passato.
Pietro, l’Apostolo del Signore,
che è venerato Santo protettore.
VI
Sul campanile che si scaglia in alto,
l’orologio è fermo sulle quattro.
Tutto sembra quasi obbligato,
a non mostrare il tempo che è passato.
VII
Ma per le antiche e umile borgate,
molte cose vengono svelate.
Su dei portoni e su alcune mura,
ancora i segni della dittatura.
VIII
In un piazzale tutto piastrellato,
che il grande Bagolaro ha ombreggiato,
c’è un monumento eretto ai suoi caduti,
proprio dove i vecchi son seduti.
IX
Sul grande masso liscio e arrotondato,
un bronzeo Fante veglia accovacciato.
Con lo sguardo fiero e con l’elmetto,
dal gelsomino emerge col moschetto.
X
Il libro che sorveglia è spalancato,
riporta i nomi di chi si è immolato.
Cinquanta nomi tutti allineati,
Eroi per sempre sono diventati.
XI
Con Ferdinando PODDA e il suo valore
saranno ricordati con onore.
Il loro esempio non andrà perduto,
per Questi che hanno dato e nulla avuto.
XII
Dal Municipio, proprio di rimpetto,
il paese è amministrato con rispetto.
I vari annunci e quelli più importanti,
ascoltano da casa tutti quanti.
XIII
Tutte le insegne sono dialettale,
tradotte nella lingua nazionale.
Camminando lungo i suoi viali,
il sardo leggerai sui segnali.
XIV
Per ricordare ancora il suo passato,
i murales sulle case han disegnato.
Questi enormi e allegorici dipinti,
sembrano veri ma son solo finti.
XV
Un affresco raffigura quei momenti,
di come si viveva sopra i monti.
Un altro riproduce Cea marina,
con scene della vita contadina.
XVI
Le madri, custodi di usanze e riti antichi,
raccontano del lavoro pagato a fichi.
Tramandano alle nuove generazioni
le loro radicate tradizioni.
XVII
Ancora oggi, in abiti neri plissettati,
offrono a tutti gli invitati
i culurgiones, ravioli ricamati
e i pintau, pani modellati
XVIII
Le voci dei canti melodiosi
e la sincronia dei balli rigorosi,
trasmettono un’immensa emozione,
anche a chi non è della regione.
XIX
Dal Paese ne son partiti tanti,
molti cittadini emigranti.
Chi ama la sua terra è sempre amato,
chi la difende non sarà dimenticato.
XX
Ci sono altre cose da apprezzare
e che nei suoi Musei puoi ammirare.
Per chi della natura è un vero amante,
qui la potrà godere in ogni istante.
XXI
Da forestiero veramente attento,
parto con un nuovo sentimento.
Il mio augurio faccio a questa gente,
di riveder LOCERI più splendente.
Giuseppe DE FILIPPIS Loceri, 16 e 17 luglio 2008